I pappagalli Ara di Spix e la storia di Lorenzo e Petra, due veterinari che sono riusciti a salvare una specie
La storia di un meraviglioso lavoro svolto da due veterinari altoatesini che sono riusciti a salvare una specie delicatissima di pappagalli in Brasile

MERANO. Ci sono il cuore e le competenze di due veterinari italiani nella salvezza di un pappagallo meraviglioso nel cuore del Brasile. Si tratta dell’Ara di Spix e da più di un decennio è un impegno costante dei dottori italiani Lorenzo Crosta (milanese di nascita e meranese per matrimonio) e Petra Schnitzer (meranese).
Un lavoro che in questo 2024 ha portato ad uno straordinario risultato dopo anni di dedizione: la prima coppia di piccoli di Ara di Spix cresciuta in natura si è involata.
Una storia che inizia da lontano e che sono gli stessi Crosta e Schnitzer a raccontarci. “All’inizio degli anni ’90 il governo brasiliano prende in mano la situazione critica degli Ara di Spix e chiede a tutti i proprietari privati di segnalare il possesso di questo animale. Un monitoraggio finalizzato ad avere un quadro preciso della distribuzione, scarsa, sul territorio”.
In natura, infatti, le prospettive non sono proprio rosee. “Risultava libero un esemplare maschio che faceva coppia con un’Ara Maracanà. Una femmina di Ara di Spix fu riabilitata per l’immissione in natura e andò ad unirsi in un trio con gli altri due. Morì poco dopo probabilmente per una collisione con le linee dell’alta tensione”.
Tutto da rifare, insomma e solo con esemplari in cattività. Peraltro nemmeno tutti in Brasile. “Allora ne contavamo 75 di cui 20-25 in Brasile e il resto all’estero, in particolare nelle Filippine da un allevatore che presto vendette tutto a un emiro del Qatar particolarmente appassionato. La situazione era particolare perché in Qatar vi era un numero maggiore di esemplari ma tutti già imparentati tra loro mentre il Brasile ne aveva meno ma con più varietà genetica contando su 12 soggetti fondatori (provenienti dalla natura e non imparentati). Teniamo conto che un singolo Ara Spix può valere tra i 100 e i 500.000 euro”. Ci fu un accordo di gestione con una piccola ridistribuzione di alcuni esemplari tra cui un maschio che, nel 2001, finì al Loro Parque di Tenerife in Spagna dove già si trovava una femmina e alla direzione aveva proprio Crosta. “Fummo molto bravi e nel giro di tre mesi avevamo le prime uova destando l’interesse di chi si occupava del progetto di reintroduzione. Da lì le Ara di Spix non mi hanno più lasciato”.
Nel 2016 a Londra lo sceicco del Qatar appassionato di pappagalli morì improvvisamente creando uno scompenso. “Fortunatamente Martin Guth, fondatore e presidente di ACTP di Berlino (Association for the Conservation of Threatened Parrots), riuscì a prendere tutti gli esemplari qatarioti proteggendoli con la normativa CITES e avviando un progetto di reintroduzione di spessore. Il ruolo di Crosta e Schnitzer divenne qui sempre più importante. “Tutti i controlli medici degli esemplari furono affidati a noi. Da allora teniamo costantemente monitorate le Ara di Spix”.
L’assetto funziona molto bene e le Ara di Spix passano da 70-80 al mondo a 250 con 20 nuovi esemplari rilasciati in natura nel nord-est del Brasile. Rio torna così a popolare la nostra terra. “Quest’anno abbiamo già avuto 43 nuovi nati, che potrebbero ancora aumentare. Per la seconda volta, siamo riusciti ad avere delle nascite in natura, ma per la primissima volta due piccoli nati dalle coppie reintrodotte nel 2022 si sono involati da poco. Emozionante”.
Per quanto riguarda il rischio di bracconaggio visto il valore di ogni singolo esemplare di Ara di Spix. “E’ un pericolo reale ma è stato fatto un lavoro culturale molto intelligente” è stato spiegato.


















